E se fosse Norcia a dare una mano all’Europa?

Simboli, anima, identità, terra, comunità, senso del sacro.  È tutto quello che manca all’Europa di oggi.  È tutto quello che è qui, ora, a Norcia. Intorno alla statua di San Benedetto, patrono d’Europa.

La basilica è crollata. Ma la statua del santo nato tra le montagne d’Appenino, non ha subito danni. E dal centro della piazza continua a indicare la Regola, quella dell’ora et labora. E indica pure oltre, verso le cime innevate dei Sibillini, insolitamente incorniciate dalle grandi gru mobili dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile.

“La speranza e il desiderio di ricostruire la basilica di San Benedetto possono dare un’ispirazione e una spinta per ricostruire non solo la basilica, ma l’Europa stessa”.
A dirlo è padre Benedetto Nivakoff, priore del monastero benedettino di Norcia, in una fredda mattina di febbraio, in attesa della visita del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani.

E appena pochi giorni dopo è l’arcivescovo di Spoleto Renato Boccardo, sempre in quella stessa  piazza ad aggiungere: “Il grande giardino della Chiesa, come lo definivano i nostri Padri, ovvero la nostra Europa, sembra ora inaridito, aver perso l’anima; cadute le grandi visioni, al loro posto resta una burocrazia che si chiude in se stessa. Ma qui, dietro a noi, la statua del santo sta. Non si è mossa di un millimetro, nonostante quanto è accaduto. L’indice di San Benedetto ci indica di guardare davanti. Ora et labora, questo è il segno che vale tuttora, a maggior ragione in questa situazione”.

Fu forse proprio nell’auspicio che la Regola benedettina dell’ora et labora potesse servire ad ispirare la costruzione di un’Europa basata non solo sul lavoro e l’economia, ma anche sulla spiritualità delle sue radici che Paolo VI nel 1964 proclamò San Benedetto patrono d’Europa.

Il 21 marzo si celebra la sua festa. È anche il primo giorno di primavera. Tre giorni dopo il Parlamento europeo si riunirà qui, a Norcia, con l’ufficio di presidenza e i presidenti dei gruppi.

Così ti viene il dubbio: non sarà che alla fine dei conti, dopo le tante promesse dei politici, saranno proprio San Benedetto, Norcia e questi benedettini che da anni celebrano messa con il rito tridentino con il permesso di papa Benedetto XVI, a dare all’Europa più di quanto riceveranno in termini di finanziamenti per la ricostruzione?

Forse bisognava arrivare al crollo per ricostruire. Ma come dicono i tecnici, una buona ricostruzione deve partire da nuove basi, più solide.

A Norcia si sta lavorando. E si prega pure, come sempre alla ricerca del senso del sacro, da scovare durante un canto gregoriano, o dietro ad una cima innevata. O magari nel sorriso di un giovane allevatore che non vuole abbandonare la sua terra, nonostante tutto.

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