Tornare a Castelluccio con le carpirine

“Quant’era bello quel momento: la cama lanciata in aria con il forcone contro il vento per liberare la lenticchia dalla pula”.
E’ strano, ma una lunga passeggiata e una bella storia possono iniziare una manciata d’anni fa accanto ad un letto d’ospedale, a Terni. Sul letto, ricoverata per i disturbi dell’età ma con la luce negli occhi, c’era la signora Emma. E’ lei che ti racconta…che s’è sposata a 20 anni a Ferentillo, con un matrimonio di guerra nel ’41 e poi che mentre il marito era prigioniero in Germania ogni estate partiva a piedi per la montagna, da Macenano, con tante altre ragazze della sua età. All’inizio di luglio con tre giorni di cammino andavano a Cascia, a Norcia e poi sul Pian Grande, a Castelluccio, a carpire la lenticchia, la lènta, come la chiamano lì. Erano le carpirine, le giovani donne che per guadagnare qualcosa (forse anche un po’ di libertà) salivano dalla Valnerina e dal Piceno sul Pian Grande per faticare più di un mese chinate sotto il sole, che la pianta della lenticchia è bassa…
DSCF1280“Non c’era (e non c’è) un albero sulla piana e per ripararci ci sedevamo all’ombra delle palizzate degli stazzi; avevamo un ombrello solo che ci passavamo a turno”. Una storia di gioventù, di povertà e d’allegria: “Ogni capogruppo aveva un organetto e suonava un motivo diverso, così lo riconoscevamo da lontano e lo ritrovavamo facilmente la mattina sulla piazza di Castelluccio dove si facevano le contrattazioni per l’assegnazione del lavoro”. Una storia di fatica e di festa: “Per la battitura, la trita, stavamo tutte sull’aia, si ballava sopra le lenticchie che erano state messe ad essiccare al sole”. E anche una storia di cammino e d’avventura. Che ti ha fatto pensare a quanto sarebbe stato bello, ripercorrere la via delle carpirine a piedi dalla Valnerina a Castelluccio. E così dopo aver consultato il Cedrav (il centro per la ricerca antropologica in Valnerina) mappe e posti tappa, nel 2015 avete deciso di mettere insieme un gruppo di quasi cinquantenni vagabondi nell’animo, capaci ancora (nonostante l’età) di correre dietro alle donne, almeno a quelle che tanto tempo prima avevano aperto il sentiero. E avete scoperto che il sentiero c’è ancora, un antico tratturo che sale sulle montagne sopra Ferentillo, svalica, scende verso Monteleone, poi Cascia, Norcia, la forca di Ancarano e finalmente Castelluccio. Ed è bellissimo, si può fare in tre giorni, con un po’ di fatica ma tanta soddisfazione. Proprio come le carpirine. E come queste ragazze siete rimasti a bocca aperta quando vi si è spalancata davanti la visione del Pian Grande e del Vettore. Come loro avete goduto della fatica e della libertà, almeno di quella che si incontra lungo i cammini a piedi. Avete parlato con qualche anziano del posto che vi ha confermato tutto sulle carpirine e sulle complesse fasi della semina e della raccolta della lenta, come si faceva fino a qualche decina d’anni fa, con la carpitura a mano, la ricacciatura, la trita, il cantile, la scamatura, le feste e i balli sull’aia e, infine, la conciatura. Emma non aveva raccontato bugie.

DSCF1268Allora pensi che oggi, con Castelluccio sconvolto dal terremoto e la lenta che è uno dei simboli di una possibile rinascita, il cammino delle carpirine potrebbe essere un modo in più per dimostrare il legame non solo simbolico tra la Valnerina ternana e Castelluccio. Per portare sostegno e per ricevere bellezza e libertà, come le carpirine che dopo tanta fatica guardavano la lenticchia liberata dalla pula nel vento, contro il cielo azzurro del Vettore. Insomma il cammino delle carpirine andrebbe ripercorso, in tanti. Magari con tantissime donne.

http://www.appenniniweb.it per Il Messaggero Umbria del 16.7.2017 – 4/continua

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3 risposte a "Tornare a Castelluccio con le carpirine"

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