Appennini, un sentiero lungo un anno

Nb: quello che segue non è solo un racconto, ma cerca di essere un indice (s)ragionato di alcune delle scoperte fatte in un anno di appenniniweb.it. Come sempre per vedere le cose migliori bisogna lasciare un po’ il sentiero principale…ma in questo caso basta cliccare il link. Buona passeggiata!

Su e giù dagli Appennini per un anno a cercare di ascoltare le montagne. Un anno drammatico e speciale, trascorso a cavallo del terremoto , che ha distrutto e messo in movimento. Non un movimento solo, per la verità, ma tanti movimenti.  Verso lo spopolamento e la disperazione, ma anche in direzione opposta, per il ritorno e la ribellione all’abbandono,  verso la resistenza montana e la riscoperta del valore della comunità. Un movimento di gambe, di braccia, di macerie, di letame, di paure, di rabbia, di poesia e di bellezza. Un movimento di gente tosta, arruolata in un nuovo agguerrito e pacifico esercito: l’esercito della tramontana.

Un esercito fatto di persone che spesso non si conoscono tra di loro, che hanno a che fare più con le montagne che con il mondo. Bisogna cercarli su sentieri vecchi e nuovi. Dove, tra i boschi, hai avuto la fortuna d’incontrare eremiti francescani che hanno poca voglia di stare da soli  e monaci benedettini che schivano i muri che crollano e vogliono ricostruire l’Europa con la birra, la Regola e il canto gregoriano.
Sentieri d’Appennini dove inevitabilmente, hai incrociato le greggi, i pastori e le pastore, che ti hanno fatto scoprire come il profumo della libertà dei tratturi e dei pascoli alti sia ben più forte e intenso della puzza delle pecore. Che ti hanno fatto imparare che in sardo solidarietà si dice Sa paradura, perché se un pastore è nei guai gli altri gli regalano una pecora ciascuno e il gregge si forma di nuovo, anche a costo di costruire un ponte sul mare tra l’isola e gli Appennini terremotati.

Un anno a scoprire che si può fare il caciocavallo tra i monti del Matese e, contemporaneamente, scrivere poesie, avere fame d’erba e diventare esperti di paesologia. Che l’Appennino è lungo e lunghissimo e finisce proprio nell’ultimo lembo d’Italia in faccia alla Sicilia, tra i segreti di Scilla.

Bella gente d’Appennino è dunque quella che lo anima e lo popola, seppur poco densamente, dalla Calabria di Apollo, del Pollino, e delle comunità arberesh  fino all’Emilia dei boschi, dei folletti e degli elfi, di Guccini e del barbarico Giovanni Lindo Ferretti. Un popolo d’Appennino che, specie nelle regioni centrali, così tanto assomiglia per rusticitas e mitezza a quello degli hobbit creato dal professor JRR Tolkien.
Un popolo amante del buon mangiare e che mentre mangia, già è intento a parlare della prossima mangiata, tra tartufi, olio buono e pecorino triade sacra e ancora venerata sulle nostre montagne, insieme al cinghiale ed al maiale.

Gente speciale, la gente d’Appennino, quasi che le montagne ne proteggano l’anima. Gente che custodisce i segreti e forse anche un po’ dell’anima dei briganti che qui si armarono a protezione di un mondo che già ai loro tempi stava scomparendo, o gli arcani degli esseri fatati dei boschi e dei fiumi che qualcuno è ancora capace di vedere, ma soltanto con la coda dell’occhio.

Tra gli Appennini si cammina sempre con sudore e stupore nei boschi , o a cercare di cogliere albe speciali  quando, per sentieri sottili s’arriva in cima e con fatica si riesce, finalmente, seppur per poco, a distinguere l’essenziale dal superfluo

Un anno d’Appennini e di www.appenniniweb.it che ti ha insegnato come la lunga catena degli Appennini non finisca mai di raccontare le sue storie, e che sei appena all’inizio di un viaggio dove spesso perdersi è la soluzione migliore per ritrovarsi. Che, in fondo, non c’è cosa più bella, più dolce e più gratificante dell’essere vagabondi tra queste montagne per provare a conoscerne l’anima e per provare ad allargare i confini della propria…

 

 

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