Il mare in montagna e il segreto del lago vecchio

I sentieri sono fatti di terra e di pietre. Difficile pensare all’acqua quando si cammina qui. Eppure se giri sui monti Martani, al centro dell’Umbria ben lontano dal mare, dovunque ti volti hai a che fare con l’acqua. Anche in cima c’è acqua sotto i tuoi piedi che scorre abbondante nelle cavità carsiche e riemerge in sorgenti dai nomi famosi: Sangemini, Amerino, San Faustino.
C’è acqua nelle pozze, nelle “trosce” dove nuotano i tritoni e nei laghetti nascosti dove sono sommerse leggende antiche. E soprattutto c’è acqua nel passato. Tanta, tantissima acqua. Una montagna d’acqua. Anzi, un mare d’acqua. Tropicale e pieno di vita. Centosettantacinque milioni di anni fa, un tempo così remoto da farti dubitare dell’esistenza del tempo, i Martani erano un fondale marino. Nel giurassico inferiore a Cima Panco si poteva fare il bagno. Peccato che l’uomo fosse ben lontano dall’essere concepito. In compenso abbondavano i molluschi. Che oggi sono diventati fossili, le ammoniti.
“I Martani ne sono ricchi – dice il geologo Federico Famiani – tanto che esattamente venti anni fa qui – nel fosso del Pozzale tra Acquasparta e Massa Martana  venne scoperta un’ammonite che non era mai stata studiata prima e che in onore di queste montagne fu chiamata Martanites. A trovarla e catalogarla fu il professor Federico Venturi dell’Università di Perugia, che per anni ha lavorato assiduamente sui Martani”. Quei molluschi si estinsero sessantacinque milioni di anni fa insieme ai dinosauri.
Dei loro gusci riempiti e sepolti restano ora calchi perfetti, oltre il tempo, nelle terre rosse dei Martani: reperti affascinanti che aiutano i geologi a datare gli strati del terreno. Anche le montagne hanno sfidato il tempo, sono riemerse e sono ancora lì, beffandosi della nostra caducità. E l’acqua? Se ci spostiamo di poco ne troviamo altre tracce. Perché persino i Martani hanno i loro laghi, seppur piccoli e poco conosciuti.
Il lago di Firenzuola, il più ampio, è un bacino artificiale che sarebbe più corretto chiamare lago di Arezzo; invece il vero (ex) lago di Firenzuola è un piccolo invaso fantasma ormai quasi prosciugato e si trova più a monte vicino al bivio per lo Scoppio sulla provinciale. E poi c’è il lago più misterioso, al confine tra le due province dell’Umbria, tra Casigliano, Colvalenza e Montignano. Un piccolo lago circolare, alimentato da sorgenti carsiche dove fino a poche decine d’anni fa si andava anche in barca a caccia, come racconta Fabio Fasoli che ha restaurato una bella casa lì accanto. Il lago è vegliato dai ruderi di una minuscola chiesa dedicata a Santa Degna. Un’abside ancora in piedi con pochi centimetri di affresco superstite, una bella vista sul minuscolo lago e sulla cima di monte Martano, un sarcofago che si dice appartenuto alla santa “davanti al quale i nonni venivano a pregare” e, infine, una vecchia leggenda. “Santa Degna, le cui spoglie riposano in San Fortunato di Todi, viveva qui in eremitaggio ed era la madre di San Valentino, San Faustino, San Fidenzio e san Terenzio. Per la sua fede Dio le inviò la visione di un pericolo imminente. Il suo piccolo borgo che sorgeva proprio in prossimità dei ruderi della chiesa sarebbe stato inghiottito dalla terra”. Così accadde e Degna non ebbe la forza di non voltarsi a guardare come le era stato detto nel sogno,
attirando sfortuna sulla sua famiglia. Il borgo fu inghiottito e al suo posto nacque il lago. Chissà cosa ne pensa di questa leggenda il geologo che qui scopre sempre nuove doline e cavità carsiche? Ma è questo il segreto dei Martani: sotto sotto c’è sempre l’acqua.

http://www.appenniniweb.it per Il Messaggero/Umbria 7.10.2017 #15
La foto del lago di Casigliano è di Simona Fasoli
Le foto dell’ammonite Martanites e del Pozzale sono di Federico Famiani

 

 

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