Bismantova e Sant’Erasmo, gemelli incatenati all’Appennino

Pare che dietro lo sperone di Sant’Erasmo talvolta appaiano delle luci inspiegabili. Più che una montagna è una specie di altare di pietra sopra la conca ternana e custodisce misteri. Chi vive qui riconosce da lontano il suo profilo appuntito e altezzoso come quello di un figlio, o di un totem. Siamo in mezzo all’Appennino, appena un po’ in disparte, sui Martani.

Invece su, al Nord, dove l’Appennino comincia, o finisce chissà, c’è un altro altare di pietra, più famoso, Bismantova, sopra Castelnovo ne’ Monti. La pietra di Bismantova dal profilo bislacco, il sasso del purgatorio dantesco, dei diavoli, nell’Appennino reggiano. Si dice che qui sopra, su queste scogliere orride e magnifiche come in una costa normanna o bretone, con la Bassa laggiù all’orizzonte, al posto dell’oceano, si dessero concilio i negromanti per evocare il demonio, attratti dalla forma formidabile di questo blocco calcareo.
Narra la leggenda nera che nel XVII secolo, due streghe e uno spretato sulla cima della Pietra, celebrassero riti di magia nera per evocare Belzebù. Due monaci assoldarono allora un cavaliere e lo inviarono a far cessare quei riti. Mentre erano a cena nel refettorio del convento a Reggio, videro il soffitto sfondarsi per la caduta del corpo del povero cavaliere, brutalmente ucciso e lanciato dall’alto sulla loro tavola.

Scendendo l’Appennino su quell’altro maestoso altare di pietra nel mezzo dell’Italia, intorno a Sant’Erasmo e alla cima che lo sovrasta, Torre Maggiore, l’antica Ara Major, ti raccontano un’altra leggenda. Padre Faustino da Toscolano in un manoscritto del 1618 narra infatti di una bambina lasciata sola a casa dai genitori in una notte di Carnevale che fu persuasa da una vecchia sua vicina a recarsi con lei a un “festino nobilissimo”, purché non profferisse parola. Trasportate fin sulla vetta del monte Torre Maggiore, vi “trovorno suoni, balli, molte persone cognite et apparecchi di tavole sontuose. La povera figliuolina scordatasi dell’ammaestramento della mala vecchia, e stupìta di tanta grandezza e festa disse: ‘Giesù Maria che belle cose!’. Et al proferir di tante parole subito il tutto disparve, restando la povera figliuola ignuda e sola in sì alto monte. La quale con continuo pianto e stridori cominciò a caminare, senza saper ove si fosse, né dove così di notte viaggiasse, miracolosamente s’accostò alla Romita nostro convento…”, dove fu accolta dai frati francescani e l’indomani ricondotta a casa dai suoi genitori. La bambina raccontò poi d’aver visto un inestimabile tesoro, la qual cosa giunse all’orecchio del Papa Paolo V che inviò da Roma suoi emissari per ritrovarlo. Condussero la giovane sul luogo ma non appena essa segnò col piede il punto dove scavare “subito gli entrorno spiriti nel piede, e restò spiritata… e cominciorno a piovere grandine, tuoni e saette, et alla fine bastonate…” tanto che si dovette rinunciare all’impresa”.

Poi succede che nel recente crollo di una parete della Pietra di Bismantova, proprio dalla parte dell’Eremo benedettino, a rimanerci sotto è solo la macchina del prete, che qualcuno sussurra fosse anche un esorcista. Un altro dispetto del diavolo?
Poi succede che neanche tanti anni fa la donna sposata nella chiesa benedettina di Sant’Erasmo, cada preda del demonio e che per l’esorcismo liberatorio venga condotta al cospetto di Papa Giovanni Paolo II, dicono unico caso di questo genere di quel lungo pontificato…
Poi succede che qualcuno avvisti delle luci globulari sopra quella immensa nave di pietra nell’Appennino Reggiano e che strumenti modernissimi registrino in contemporanea dati inquietanti.
E quelle luci globulari sopra Sant’Erasmo di Cesi?
“E di che ti meravigli? Sant’Erasmo in fondo è Sant’Elmo e quelli sono i suoi fuochi. Si accendevano magicamente sugli alberi delle navi durante le tempeste, ora tra le querce sacre di questi monti naviganti”.

Saranno vere queste storie? C’è confusione? Ce ne può essere di più. Perché prima di Sant’Elmo ci sono Castore e Polluce, i Dioscuri che analoghi fuochi accendevano in cielo sopra le navi più antiche. I gemelli e Sant’Elmo son fatti della stessa materia? Sono lo stesso sogno? E non fai molta strada per ritrovarli, da Sant’Erasmo/Sant’Elmo, pochi chilometri fino alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano (gemelli e medici), nei resti della città romana di Carsulae, ai piedi dei monti, la città dei templi gemelli, a poca distanza dalla quale nel Medio Evo nacque San Gemini.

E ti meravigli di quelle luci di Sant’Erasmo? Oppure di quelle di Bismantova? E dei diavoli di qua e di là? Dei tesori da trovare e dei negromanti? Fatto sta che in Appennino anche le leggende sono gemelle, come le scogliere, come le chiese, come i boschi, come…una lunga catena che tiene unito tutto. Spesso anche la nostra immaginazione…

Alcune notizie sulle leggende sono tratte da:
https://www.duepassinelmistero2.com/studi-e-ricerche/arte/italia/emilia-romagna/pietra-di-bismantova/
www.ternimania.it 
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